Rock My Life – Interview – Italy

Posted by on Jun 1, 2018

Rock My Life – Interview – Italy

Intervista a Mike Campese, virtuoso chitarrista USA in italia per una speciale “Rock’n’Roll night”

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Mike Campese, il virtuoso chitarrista statunitense presenterà il suo show in una speciale Rock ‘n’Roll Night all’Hard Rock Cafè di Firenze il prossimo 6 Giugno. Per questa speciale occasione Rock My Life lo ha raggiunto con alcune domande.

Salve Mike, bentornato in Italia e grazie per aver accettato di scambiare qualche parola con noi raccontandoci qualcosa della tua lunga carriera artistica. Tu sei un grande compositore e chitarrista, e sappiamo che ci sono altri musicisti nella tua famiglia. Ricordi quanti anni avevi quando hai iniziato a suonare la chitarra?

E’ bello essere tornato, amo così tanto l’Italia! È un paese davvero molto bello.
Ho iniziato a suonare la chitarra a circa 13 anni e da allora ho suonato ogni singolo giorno.

Suonavo una scopa in garage finché non ho avuta una chitarra vera. Mia sorella e il suo ragazzo mi hanno comprato un basso da una svendita di usato. Io l’ho sistemato e lucidato, e l’ho scambiato il giorno dopo per una chitarra elettrica.
Mio padre è nato in Italia ed è stato un violinista. Mio fratello strimpellava un po’ e mi ha insegnato alcuni accordi, fino a quando ho iniziato a prendere lezioni con un insegnante di jazz. Ero fissato con gruppi come i Black Sabbath e altri di quel genere. Ho continuato il “viaggio” e non mi sono mai fermato.
La tua musica ha avuto influenze sia metal che classiche, come sei riuscito a conciliarle a quella età? Inoltre hai uno stile molto particolare, che va dal rock, al jazz, all’afro. Tu come ti definiresti?

Io lo chiamo “Rock Fusion”. Amo molti stili, sono versatile e molto aperto. Fin dall’inizio sono sempre stato appassionato di rock, da bambino studiavo con un chitarrista jazz. Anche andare a scuola, ascoltare ed imparare molti stili diversi, mi ha aiutato. Adoro la musica classica anche per le bellissime melodie e i passaggi tecnici. Mio padre diceva sempre che se vuoi essere grande, devi essere aperto a tutto.
Mike, tu hai studiato in una scuola prestigiosa come la Guitar Institute of Technology di Hollywood. Ciò ti ha aiutato tanto per la tua carriera? Parlaci di quel periodo, dei tuoi sacrifici, dei tuoi studi e della voglia di andare avanti in questo mestiere.

Il Musicians Institute, (GIT) è stata una grande scuola e una importante decisione. Mi ha sicuramente aperto a molte possibilità ed è stata una bella esperienza. Ho lavorato sodo ogni singolo giorno quando andavo a scuola. Mi svegliavo alle 5 del mattino per esercitarmi prima delle lezioni e restavo a scuola fino a notte fonda. Mi esercitavo a tutte le ore della notte e facevo tante jam con gli amici. Il periodo che ho trascorso lì è stato il migliore. Studiavo con alcuni dei migliori musicisti ed insegnanti al mondo. Inoltre, vivere a Hollywood non era una brutta cosa. Tutta questa esperienza ha arricchito il mio modo di suonare e mi ha aperto molte porte.
Prima di iniziare la tua carriera da solista hai avuto sicuramente tante altre esperienze musicali, hai mai avuto una tua band con cui hai inciso dei dischi ed hai condiviso palchi e tournèe? In questo caso perché poi hai deciso di non suonare più in una band?

Ho ancora una band, sono sempre stato in una band fin dall’inizio. Ho sempre registrato dischi in tutte le band in cui ho suonato. Inoltre, anche il mio progetto solista che ho iniziato qualche tempo fa, consiste in una band. Mi occupo della supervisione della musica, della scrittura ecc.
A volte suono da solo, soprattutto perché può essere costoso avere una band quando si è in tour o in viaggio. Altre volte suono con musicisti locali. È una sfortuna che molti locali e promoters paghino poco i musicisti. Quando suono sulla costa orientale, ho contatti con musicisti che chiamo per fare i miei spettacoli se serve. L’ideale sarebbe poter far viaggiare i componenti della band con me.
Tu sei stato scelto tra 100 chitarristi per la Trans-Siberian Orchestra. Deve essere stata una grandissima emozione, così come ricevere un disco d’oro per il tuo lavoro. Raccontaci le tue sensazioni.

Sì, sono stato scelto tra centinaia di chitarristi. Paul O’Neil mi ha detto al provino, che è stato lui il creatore della band e Bob, il co-creatore, era lì anche lui. Lavorare con questa band “multi platino” è stata la più grande opportunità e mi ha fatto provare bellissime sensazioni. E’ stato un sogno diventato realtà. La band era così eccezionale e ho imparato tanto. È stata un’esperienza meravigliosa.
Hai fatto apertura e suonato con molte star come The B-52, Dokken, Sebastian Bach, Lou Reed, Yngwie Malmsteen, Michael Schenker, Kip Winger, Joe Bonamassa, Geoff Tate e molti altri. Con chi ti sei trovato meglio e perché? Qual è l’esperienza più bella, o il ricordo legato ad un musicista con cui hai collaborato?

Sì, ho condiviso il palco con molti musicisti e ce ne sono anche tanti da menzionare. Ognuno è stato una grande esperienza, e ci sarebbe tanto di cui parlare per ciascuno.

La cosa bella è che la mia musica può adattarsi a qualsiasi stile, ho suonato con molti artisti famosi in così tanti generi. Dal jazz al metal. Inoltre, è bello sperimentare con questi artisti e insieme al pubblico, è una cosa che adoro.
Parlaci un pò del Crüe Fest 2 tour del 2009. Sai che i Godsmack sono attesi in tournée in Italia a Novembre, che ricordo hai di loro?

Siamo stati scelti per suonare al Crüe Fest 2 a Saratoga Springs, insieme a molte grandi band come Motley Crue, Godsmack, Drowning Pool, Rev Theory ecc. Tutte le band erano davvero fantastiche. I Godsmack sono stati una grande band. L’assolo di batteria era incredibile e Sully suonava la batteria come in un duello. Un’altra grande esperienza. E poter suonare la mia musica in uno spettacolo del genere è stato fantastico.
Il tuo ultimo album “Chapters” è uscito due anni fa. Molte canzoni sono state scritte qui in Italia. Quale città ti ha colpito di più? Quale caratteristica del nostro paese ti è piaciuta di più? O di meno?

Sì, “Chapters” è stato scritto in Italia, in molte città. Questa è una domanda difficile, perché ogni città è grandiosa e unica. Mi piace molto Venezia, è così bella con i canali, è così unica. Firenze è fantastica perché è così artistica, bella e ha molto da offrire. Anche l’intera regione Toscana è straordinariamente bella. Inoltre, mi piace molto la costiera di Amalfi. L’Italia ha così tanto da offrire, ogni città è una canzone diversa.
Ti piace anche insegnare e pubblichi articoli anche in Italia. Parlaci della tua attività di clinic e delle collaborazioni che hai con le molte riviste del settore. Usi anche i social per comunicare con i tuoi allievi? Che opinione hai di You Tube, streaming e Spotify?

Sì, scrivo per riviste specializzate da molti anni negli Stati Uniti ed ora anche in Italia. Recentemente ho aumentati i miei interventi in Italia, ma sono già 6 anni ormai. Ho una mia rubrica di chitarra su Axe Magazine ogni mese, che si chiama “Shred Italia”. Scrivo anche per Guitar Club. Entrambe le riviste sono le migliori in Italia, e ne sono molto orgoglioso.

Faccio anche lezioni private, di persona e via Skype. Le persone mi contattano per entrambe, tramite e-mail o mi chiamano. Ho anche molti allievi grazie al passaparola. E poi c’è chi mi contatta grazie ai social media.

Per quanto riguarda lo streaming, penso che sia molto conveniente che tu possa trovare tutto ciò che vuoi a portata di mano. Ma penso anche che non sia giusto per i musicisti, che a malapena vengono pagati. Queste aziende fanno miliardi di dollari e danno gli spiccioli agli artisti.

L’unica cosa buona è che le persone possono prendere consapevolezza della tua musica attraverso altri artisti.

YouTube è fantastico e puoi trovare qualsiasi cosa tu voglia. Inoltre, può essere utile per le persone ascoltare la tua musica e vederti. Uno svantaggio può essere che molte cose sono gratuite e possono influenzare il business.

Un altro vantaggio è che puoi utilizzare YouTube per crearti un pubblico.

Ci sono pro e contro in tutto questo e, a mio parere, i servizi di streaming dovrebbero pagare di più i musicisti.
Bene Mike, ti ringraziamo ancora e ti salutiamo con queste ultime due domande: qual è la tua chitarra preferita? E quale album non smetteresti mai di ascoltare?

Nessun problema, è stato divertente e sono state belle domande! Ho molte chitarre, le mie preferite sono le mie Anderson’s, ne ho molte adesso. Se dovessi sceglierne una, sarebbe la mia chitarra rossa originale che ho avuto per anni. Ne ho persino fatta realizzare una versione più recente, la più simile possibile, che adoro ed è la mia chitarra principale ora. Per l’acustica, sarebbe la mia six-string Ovation.

Mi piacciono molti album e il mio gusto musicale varia su molti stili. In questi giorni non ascolto molti album completi, quindi sceglierò alcune canzoni dagli album che ascolto più spesso. Alcuni dei miei preferiti sono anche quelli che mi hanno influenzato di più. Black Sabbath: “Black Sabbath” e “Heaven and Hell”. Jimi Hendrix: “Band of Gypsies”. Dream Theater: “Awake”. Yngwie Malmsteen: “Rising Force”. Niccolò Paganini: “24th Caprices”. Per dirne alcuni….

Grazie mille! Non vedo l’ora di venire in Italia e vi invito a visitare il sito www.mikecampese.com per maggiori informazioni e dettagli sulla uscita del nuovo album.